Mons. L.C. Borromeo: diario di un Vescovo al Concilio

Diffondiamo da oggi il “Diario” di un Vescovo italiano presente al Concilio Vaticano II.
Si tratta di Mons. Luigi Carlo Borromeo (1893-1975), un colto e piissimo Vescovo italiano di provincia che, tuttavia, passerà alla storia per la sua splendida lettera pastorale Domine, salva nos! perimus! sulla rappresentanza politica dei cattolici in Italia.
Al Concilio, Mons. Borromeo coglie immediatamente (e molto prima di tanti suoi confratelli) che

  1. il dibattito tra i Vescovi riguarda il cuore stesso della fede cattolica e non solo questioni disciplinari o formali:
    «più si va avanti e più ci si deve accorgere che il dissidio tra le due correnti […] non è intorno al modo col quale si debba esprimere ed insegnare la verità, ma intorno alla verità stessa. Siamo in pieno modernismo. Non il modernismo ingenuo, aperto, aggressivo e battagliero dei tempi di Pio X, no. Il Modernismo d’oggi è più sottile, più camuffato, più penetrante e più ipocrita. Non vuol sollevare un’altra tempesta, vuole che tutta la Chiesa si trovi modernista senza che se ne accorga».

Sotto questo aspetto, è importante rilevare che tutti gli errori del “post-concilio” erano già stati spudoratamente proposti in aula, così come denunciato dal Vescovo di Segni nel suo profetico https://www.totustuus.cloud/prodotto/mons-l-m-carli-nova-et-vetera-tradizione-e-progresso-nella-chiesa-dopo-il-concilio-vaticano-ii/ .

  1. al Concilio è presente un “partito”, composto da centinaia di Vescovi proni al mondo (e di conseguenza eterodossi), organizzatosi molto prima dell’inizio del Concilio:
    «un’altra fase della grande battaglia. Nella quale fa meraviglia l’acredine di quasi tutti i cardinali stranieri […] e la fiacchezza degli italiani che quasi non reagiscono od almeno non hanno ancora incominciato a reagire».

Provideant consules” dice – oggi come allora – il Vescovo medio italiano che, infatti, di volta in volta, segnala i problemi ai cardinali Ottaviani, Siri, ecc. Ma è un atteggiamento a volte inadeguato, specie di fronte all’eterodossia e se comporta la rinuncia ad organizzare contromisure almeno locali.

Ed ecco, infatti, lo scopo della diffusione di questo “Diario”: perché i Vescovi e sacerdoti ancora fedeli all’ultimo Catechismo universale (1992), facciano tesoro delle ingenuità e omissioni commesse da chi li ha preceduti.

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Descrizione

Luigi Carlo Borromeo (Graffignana, 26 ottobre 1893 – Pesaro, 4 luglio 1975) è stato vescovo di Pesaro dal 1952 fino alla sua morte.
Fu un Vescovo ortodosso, piissimo e con le idee molto chiare sull’allora rappresentanza politica dei cattolici italiani.

Fu padre conciliare durante tutte le sessioni del Concilio Vaticano II.
La CEI lo ritiene membro del gruppo di Vescovi aderenti al Coetus Internationalis Patrum, ma la cosa non è né certa né provata.
Quel che è certo è che figura tra i 104 vescovi italiani firmatari, nel 1965, della petizione proposta dal Coetus Internationalis Patrum: in essa quei buoni Pastori chiedevano l’inserimento della condanna del comunismo all’interno dello schema sulla Chiesa nel mondo contemporaneo.