P. Taparelli S.J.: Corso Elementare di Natural Diritto

La deriva etica in cui vive l’Italia è dovuta alla relatività di ogni legge vigente.
Anche la tanto conclamata Costituzione, alla fin fine, è soggetta alle mutevoli opinioni delle maggioranze.
E’ evidente che in Italia, dal punto di vista giuridico, non esiste alcun valore intangibile: tutto è relativo.

Se la maggioranza degli italiani ritiene che si possano uccidere i figli prima della nascita, ciò diventa legge.
Si avvicina il giorno in cui, per non avere impedimenti ad andare in vacanza, sarà legale ammazzare i nonni.

Ma è vero che la maggioranza ha ragione?
E’ così bello questo tipo di democrazia?
Oppure esistono diritti dei quali ogni individuo è titolare fin dalla nascita? Diritti che trovano la loro legittimazione NON nel fatto di essere riconosciuti e accettati da un governo, ma nel fatto di essere costitutivi della natura stessa dell’uomo (Treccani online).

Le antiche società cristiane non funzionavano così. Nemmeno il più grande dei sovrani aveva un potere tanto totalitario quanto quello delle odierne società democratiche:
“Vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato”, scrive Leone XIII nella Enciclica Immortale Dei.
Sì, la Chiesa ha sempre riconosciuto l’esistenza di una legge superiore alla volontà degli uomini, dello Stato e di sé medesima.

Anche l’ultimo Catechismo universale, ne parla dal numero 1954 (e corrobora la verità con una splendida citazione di Cicerone): “La legge naturale è immutabile e permane inalterata attraverso i mutamenti della storia; rimane sotto l’evolversi delle idee e dei costumi e ne sostiene il progresso. Le norme che la esprimono restano sostanzialmente valide. Anche se si arriva a negare i suoi principi, non la si può però distruggere, né strappare dal cuore dell’uomo” (CCC, 1958).

Ecco il perchè della diffusione dell’e-book di questo mese: ricordarci che non è possibile qualunque diritto. Spingerci a operare in direzione diametralmente opposta al relativismo dell’attuale giurisprudenza.

L’autore dell’e-book è il grande Padre Taparelli d’Azeglio S.J.. A differenza di altre sue opere maggiori, in questa si rivolge agli studenti usando un linguaggio più semplice e accessibile. Fermo restando che si tratta di filosofia tomista e della lingua italiana di metà Ottocento, intatta.

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Descrizione

TAPARELLI d’AZEGLIO, Luigi. – Nato a Torino dal marchese Cesare e da Cristina dei conti Morozzo di Bianzé il 24 novembre 1793, morto a Roma il 21 settembre 1862. Studiò a Siena nel collegio Tolomei diretto dagli scolopî, e voltosi allo stato ecclesiastico ricevette i primi ordini sacri dall’arcivescovo di Torino, finché, trasferitosi nel 1814 con parte della famiglia a Roma, entrò il 12 novembre dello stesso anno nella Compagnia di Gesù, mutando il suo nome originario di Prospero in quello di Luigi. Compiuto il noviziato, fu dal 1814 al ’24 nel collegio di Novara, successivamente procuratore, ministro e rettore, e là il 25 marzo 1820 venne ordinato prete; dal 1824 al 1829 a Roma rettore del Collegio Romano; dal 1829 al 1833 a Napoli preposito della provincia; dal 1833 al 1850 a Palermo insegnante nel collegio Massimo; dal 1850 fino alla morte redattore della Civiltà Cattolica (v.), prima a Napoli e dal settembre del ’50 a Roma.

Il suo nome cominciò a essere conosciuto per il Saggio teoretico di diritto naturale appoggiato sul fatto (Palermo 1841-1843, in 5 volumi; rifatto nell’edizione definitiva di Roma, 1855, in 2 volumi): libro che offre un intero e saldamente congegnato sistema di filosofia sociale, dove le trattazioni particolari della società, del potere, del diritto hanno per presupposto la trattazione generale dell’operare umano, che si rifià alla sua volta da Dio e dalla creazione. L’autore, non estraneo all’influenza della restaurazione filosofica di V. Cousin e della scuola controrivoluzionaria del De Bonald, di J. De Maistre, di C. L. Haller, produce ammodernate le dottrine più ortodosse della filosofia scolastica. E ai ricordi della cristianità medievale si riporta, quando si eleva alla visione di una società etnarchica, organizzazione internazionale degli stati che protegga la loro indipendenza, limiti le guerre e sviluppi la cooperazione comune in tutto ciò che attiene al bene universale.

Dopo la tempesta del 1848-49, che rivelò l’inconciliabilità della Rivoluzione nella Penisola con le posizioni della retta ragione della S. Sede, egli si diede a combattere il liberalismo, le sue premesse, anche remote, i suoi postulati, le sue applicazioni, i suoi istituti politici, e a sostenere in tutti i campi del pensiero e della prassi la tradizione cattolica e l’autorità e i diritti della Chiesa. In tale arringo esercitò una immensa influenza nel mondo cattolico, molto forte anche in quello clericale, trattando di diritto pubblico, di economia politica, di filosofia. L’Esame critico degli ordini rappresentativi nella società moderna (Roma 1854, volumi 2), l’altra delle due sue opere fondamentali, nacque dagli articoli con i quali egli bolla gli ordini rappresentativi per il loro spirito informatore da lui ricondotto al protestantesimo e all’individualismo razionalistico. I suoi articoli di filosofia rappresentano la condanna del pensiero moderno dall’Umanesimo in poi e il ritorno al tomismo, alla cui restaurazione nelle scuole ecclesiastiche il T. contribuì molto.

(da Enc. Treccani online, con correzioni)